quotes
“the essence of my argument is that big
business marketing is neither more nor less than a system for profitably
crafting and applying stealthy little version of the force and fraud that have
always sustained class dominance [15].
The real core of Veblen’s now-forgotten theory of corporate salesmanship was his
view that big business marketing was neither more nor less than a new embodiment
of class coercion." [12]
Il Marketing ed i suoi stregoni. Il grande segreto del nostro
tempo.
Il mondo del Marketing è uno dei temi più
trattati dai media. Allo stesso tempo, è quanto di più protetto e oscuro si
trovi nel campo delle discipline odierne.
Non si rileva una bibliografia compiuta che svolga una sua critica, che dia una
valutazione sui metodi e processi che portano alla sua definizione. Che ne
chiarisca appieno gli obiettivi.
Questo è per lo meno strano, visto il peso – anche economico – della materia.
È stato calcolato che oggi le grandi multinazionali spendono oltre un miliardo
di miliardi di dollari all’anno in M., nei soli USA.
Qual è l’obiettivo di questi grandi investimenti, che – per inciso - sono
esentasse, perché vengono detratti dal risultato netto e scaricati nel prezzo
dei prodotti? Non certo vendere il proprio prodotto. Questo scopo apparteneva
alla fase preistorica dell’economia, che Dawson fa terminare con l’avvento del
Taylorismo (1911). Da allora, al mondo della produzione e del consumo è
associato un più vasto apparato di tecniche per ottenere un controllo sociale
sul produttore e sul consumatore (che si identificano sempre più con la stessa
persona). In virtù di queste considerazioni, Dawson ricorda autori come
Thorstein Veblen
(morto nel 1929) il quale analizzava già il Marketing come strumento politico di
controllo, in continuità con gli strumenti dei secoli precedenti, con i quali la
classe dominate aveva controllato le classi sottoposte. L’essenza della
impostazione della analisi di Dawson è quindi quella di considerare il Big
Business Marketing, niente più di uno strumento di coercizione di classe. In
questa ottica, le strategie e e le incredibili cifre che vengono spese nel
Marketing, riacquistano senso. La funzione del Marketing si colloca quindi in
una fase pre-economica. Meglio, in una fase para-economica. In un ambito di
controllo sociale. Il vero scopo del Marketing è quello di strutturare le nostre
abitudini nel tempo libero (off-the-job
habits), il modo in cui viviamo.
Cio che rende originale l’impostazione di D. è il porre l’enfasi più sul momento
politico che non su quello economico del sistema.
Egli nota come gli intellettuali abbiano dipinto la società del consumo come un
momento di superamento dei conflitti di classe. Nota come esista una rimozione
delle teorie che, al contrario, intendono questa organizzazione sociale come
mero sviluppo degli strumenti del controllo sociale da parte delle elites sulle
classi lavoratrici.
Vale la pena di citare un piccolo passaggio:
“As neo-McCarthyism and wall-to-wall Business
Speak have made c-l-a-s-s ‘the unmentionable five letter word’ even in relation
to labor and employment issues, the notoin that class domination has anything
all to do with off-the-job experience has stayer almost unthinkable. As a result,
even the best, most public-spirited commentators have simply never dared to
explain big business marketing for what it patently is – a systematic effort by
agents of the rich to use corporate resources and management to coerce the
non-rich into off-the job habits that make the rich richer”.
La teoria che D. sostiene è basata sulla convinzione che il M. altro non sia che
l’odierno strumento del sistema di dominazione di classe.
Il dominio economico/sociale delle grandi Corporations è argomentato in modo
ampio, convincente e, purtroppo, terrificante.
Nei primi anni Novanta, 51 delle più grandi entità economiche mondiali erano
Corporations. Nel 1998, negli USA, l’1,5% della popolazione era proprietario del
33% delle azioni e dei bond in circolazione. Si tratta, in sostanza, di circa
100.000 famiglie. Quelle che, se esistessero ancora le classi, costituirebbero
la classe dominante.
Dato questo frame,
l’autore analizza le varie fasi che hanno condotto alle attuali forme di
Marketing, come cioè la promozione del prodotto si sia trasformata in strumento
di strutturazione della società. Dawson fa risalire questo passaggio
all’ampliamento del Taylorismo alla sfera privata. In un secolo le tecniche sono
diventate sempre più invasive. La rivoluzione digitale ha permesso di spingere
l’analisi motivazione al punto di potere ottenere un monitoraggio in tempo reale
del nostro tempo libero. Ma sicuramente non siamo al limite.
Sviluppa poi un’analisi, sin troppo dettagliata vista l’impostazione ‘politica’
del volume, di come il M. odierno si è sviluppato nel corso dei decenni. (targeting:
inizio con la segmentazione del mercato nel secondo dopoguerra. Prosegue con
tecniche sempre più sofisticate, che trovano nell’era digitale la propria
completa realizzazione, con la possibilità di isolare ogni singolo consumatore (spyware,
cookies ecc.) e fare delle campagne personalizzate. Secondo Dawson, questa
fortissima capacità di indagine metterà le Companies in grado di “alter the
environmental, behavioral, demographic, and financial impediments” che
ostacolano l’accettazione da parte dei consumatori di ulteriori innovazioni e
pressioni del Marketing. [52].
n.b.
in parentesi quadra [] i numeri delle pagine del volume.